DEUTSCH ITALIANO |
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In questo libro racconto la mia vita. Inizio dal giorno della mia nascita fino al giorno in cui diventai padre. Le mie esperienze m'appaiono oggi come cose dell'altro mondo eppure è tutto vero. Tutto ciò, io l'ho vissuto esattamente cosi come io lo racconto. Io scrivo su delle persone, molte delle quali non vivono più e anche di altri ch'erano cosi poveri, come me. Io comincio dalla mia infanzia a Butera, un paesino dell'entroterra siciliano, situato in monte. Noi bambini dovevamo lavorare duramente e prendevamo spesso botte. Non sapevamo assolutamente di avere una vita cosi dura, anche se incosciamente sentivamo che non era giusto come gli adulti si comportavano contro di noi. Spezzare tali usanze o cambiarle radicalmente era impossibile, poiché i nostri genitori ci rinfacciavano quotidianamente come avevamo da comportarci. Se poi qualcuno, come facevo io, si ribellava, ne piangeva amaramente le conseguenze. Già allora m'accorsi che ero molto più scaltro di come mi volevano fare intendere. Tutti mi dicevano continuamente che io ero un contadino stupido. Perchè? Poiché io già a 8 anni ero lungo 1.83 - Ciò in Sicilia era un segno di stupidità. Comunque ebbi almeno "la fortuna", di nascere in una famiglia ricca" (io cito i miei genitori). Quegli anni, in quel piccolo paesino di montagna, m'hanno insegnato tanto e fu appunto difficile andarsene da li. Ma poiché molta gente fu costretta ad emigrare allora emigrai anch'io! Appena 16enne presi il treno alla volta dell'ignoto - per la Germania. In Germania imparai a poco a poco a liberarmi dei miei genitori e di rendermi indipendente. Essi non mi diedero mai la possibilità di essere un bambino. Per di più mio padre mi proibì già da piccolo di andare a scuola e m'impedì di realizzare la mia vita per le mie vere capacità. Innanzitutto premetto che sarei andato ben volentieri a scuola, poiché ero un bambino sveglio, precoce e volenteroso d'imparare. Io voglio anche sottolineare che la mia educazione e le mie condizioni di vita, sotto le quali io dovetti crescere a Butera non furono solo il destino d'un singolo, solo che io soffrii questa drammatica situazione come una particolare mortificazione personale. Perciò mi sono seduto e ho voluto scrivere tutto, senza mascherare o addolcire nulla. Io ho voluto scrivere, rivivendo le mie peripezie come una terapia. Io desidero chiarire a chi legge, come a tratti sia difficile da gestire la convivenza delle diverse culture ed etnie, cosi come le diverse generazioni in Germania. Noi lavoratori stranieri arrivati dai paesi più disparati e sconosciuti dell'Italia, Spagna, Turchia e chissà dove, ci siamo trovati spesso a disagio in questo mondo nuovo, per noi moderno e sconosciuto dove la vita ci ha scaraventato impreparati a vivere e lavorare. Durante tutti gli avventurosi viaggi tra Francoforte e Butera ho imparato a capire cos'è l'amore. Io allora ero un giovane ragazzone in un età da matrimonio e tutti in casa s'aspettavano da me, che io rispettassi l'usanza e mi sposassi una donna del paese. Ma le cose andarono diversamente ... Il mio speciale ringraziamento và a mia moglie Erika, poiché senza il suo amore e sostegno, tutto ciò che ho raggiunto, da solo non ce l'avrei fatta - Io non sarei mai diventato colui il quale sono adesso. Io intendo far capire che questa è una mia dichiarazione di amore nei suoi confronti che rinnovo ben volentieri. Per la prima correttura del mio primo manoscritto ringrazio veramente di cuore la signora Christiane Schultze. Giuseppe Bruno Frankfurt am Main im August 2005 |
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Dove sono nato Io sono nato nel piu bel paese del mondo: Butera sorge sopra un monte, alto 485 metri sopra il livello del mare e dista 4 chilometri in linea d'aria dal Mediterraneo. Io venni al mondo in casa d'una famiglia "ricca". L'acqua veniva solo 2 ore al giorno. Il rubinetto era a sinistra accanto alla porta. La nostra stanza era di 25 metri quadrati. C'era anche una scala fuori: quattro scalini. Perfino un letto grande, un unico per tutta la famiglia. Il nostro gabinetto stava nella stessa stanza: eravamo ricchi! Il gabinetto era unicamente un buco nel pavimento con un bordo di terracotta, senza l'acqua corrente da scaricare. Però usavamo l'acqua sporca già usata per altre cose - ma con molta economia! Noi possedevamo 2 secchi in emaille ( la emaille bisognava con molta fantasia immaginarsela ) e una grande bacinella che serviva anche durante la raccolta delle olive e delle mandorle. C'era un "solaio", un vano costruito in sovrapposizione alla stanza, grosso quanto la metà della stanzone,raggiungibile solo con una scala in legno appoggiata al muro. Avevamo anche una stalla sotto lo stanzone, con 13 scaloni che portavano giù. Li dentro c'erano un mulo e un cavallo, mio padre era un cavallerizzo eccezionale. Ia mia "naca" (In greco s'indicava il vello), cosi si chiamava un'amaca o la culla, pendeva da un tetto non affatto di cemento, ma di pale del fiore di Agave. Queste passavano da una parte all'altra delle pareti e per traverso c'erano intrecciate delle canne di bambù, il tutto imbrattato col gesso e sopra le tegole d'argilla cotta. Sorci, scarafaggi e altri insetti se ne vedevano in quantità notevole ed io mi ripugnavo enormemente. I nostri vicini erano della povera gente. Questi erano una famiglia composta di 6 persone. Essi non possedevano ne una stalla e tantomeno un ripostiglio: zio Angelo, zia Agnese, Vito nato il 1944, Agata nata il 1945, Anna nata il 1946 e Ciccio il fratello di zia Agnese. Costoro possedevano a malappena un asino: povera gente dunque! A destra c'era la famiglia Gallo. Anche loro avevano una sola stanza e una stalla. Però erano molto intelligenti poiché nella loro famiglia c'era un "Professore", che mi- cresimò |
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Ein Leben als Bauernjunge und Gastarbeiter Dieses Buch ist eine Erzählung aus meinem Leben, angefangen vom Tag meiner Geburt bis zum Tag als ich Vater wurde. Meine Erlebnisse erscheinen mir heute wie aus einer anderen Welt. Und doch: Alles ist wahr, alles habe ich genau so erlebt. Ich erzähle von Menschen , von denen einige schon nicht mehr leben,von Menschen, die arm waren,so wie ich. Ich beginne mit meiner Kindheit in Butera,einem sizilianischen Bergdorf.Wir Kinder arbeiteten sehr hart , bekamen oft Schläge. Uns war nich bewusst, dasss wir ein so schweres Leben hatten, auch wenn wir spürten, etwas war nicht gerecht.Die Sitten zu durchbrechen oder gar zu ändern war ganz unmöglich, denn wir bekamen das alles von unseren Eltern vorgelebt. Wenn dann einer so wie aus der Reihe tanzte, bekam er es auf eine unangenehme Art und Weise zu spüren.Damals merkte ich schon , dass ich mehr Verstand hatte als ich mir zugestehen wollte. Alle sagten mir immer, ich sei ein dummer Bauernjunge. Warum? Weil ich schon mit acht Jahren 1,83 m groß war - in Sizilien ein eindeutiges Zeichen für Dummheit. Dafür hatte ich das "Glück,"in einer so reichen Familie geboren zu sein( "Zitat meiner Eltern") Die Jahre meiner Kindheit in diesem kleinen sizilianischen Dorf haben mich geprägt, und es war ein steiniger Weg davon loszukommen.Viele im Dorf wanderten aus und so auch ich! Mit gerade mal 16 Jahren nahm ich den Zug in die Fremde...
So wie ich es hier niedergeschrieben habe, erlebten nicht nur ich, sondern viele " Gastarbeiter" ihre ersten Jahre in Deutschland, auch wenn sie es heute nicht zugeben möchten,wir kamen oft nur mit einem kleinen, schäbigen Koffer... Aber lesen Sie selber ,wie es war und wie es hoffentlich nie mehr sein wird. Viel Spaß beim lesen |
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